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Dal 2008 restauriamo edifici storici tra Siena, la Val d'Orcia e l'Amiata

Prospetto principale di un palazzo in Val d'Orcia, con dieci punti di interventoFacciata a tre piani: basamento a bugnato con portale ad arco e quattro finestre con inferriata, piano nobile con timpani e balcone centrale, secondo piano con cinque finestre, lesene agli angoli e cornicione. I numeri da 1 a 10 segnano i punti spiegati nella scheda.18,7020,90quote in metri
Palazzo in Val d'Orcia

Punto 1 di 10

Cornicione e gronda

Il problema
Alcuni elementi in cotto del cornicione sono smossi e la gronda perde: l'acqua scende lungo la facciata e porta via l'intonaco sotto.
L'intervento
Si smontano e numerano i pezzi mobili, si rimontano con perni in acciaio inox e malta di calce. Il manto di coppi si rivede recuperando tutti quelli integri.

IIl metodo

Un restauro in sei tempi

Ogni fase con la sua durata tipica e, accanto, quello che è successo davvero nel cantiere del palazzo sulla piazza, in Val d'Orcia: sei proprietari, una facciata di 420 m², undici mesi di ponteggio.

  1. Fase I: Diagnosi

    2–3 mesi

    Prima di tutto si guarda e si misura. Saggi sugli intonaci per leggere gli strati di colore, campioni di malta analizzati in laboratorio, termografia per trovare architravi e vecchie aperture murate, monitoraggio delle crepe con i fessurimetri per capire se si muovono ancora.

    In Val d'Orcia · Nel palazzo di Val d'Orcia i saggi hanno trovato, sotto tre tinte moderne, un intonaco ocra del Settecento con finti conci dipinti.

  2. Fase II: Rilievo

    1–2 mesi

    Laser scanner e fotogrammetria per avere le misure al centimetro, poi il disegno a mano dove serve capire: piante, prospetti, sezioni, e la mappatura del degrado zona per zona, con le voci della normativa tecnica.

    In Val d'Orcia · Diciotto tavole: quattro prospetti, sei sezioni, piante dei tre piani, coperture e mappatura del degrado di tutte le facciate.

  3. Fase III: Progetto

    2–4 mesi

    Per ogni problema un intervento, scelto con quattro criteri: il minimo indispensabile, materiali compatibili con quelli antichi, interventi riconoscibili da vicino e, quando si può, reversibili. Il computo dice quanto costa ogni voce.

    In Val d'Orcia · Consolidamento del cornicione, pulitura del bugnato, integrazione degli intonaci, restauro di quaranta persiane.

  4. Fase IV: Autorizzazioni

    da qualche settimana a qualche mese

    Il progetto va alla Soprintendenza per l'autorizzazione e al Comune per il titolo edilizio. Prima di depositarlo lo presentiamo informalmente ai funzionari: si discute sulle tavole, non sulle richieste di integrazione.

    In Val d'Orcia · Due incontri preliminari, una richiesta di campionatura del colore in facciata, autorizzazione con prescrizioni sulle persiane.

  5. Fase V: Cantiere

    6–18 mesi

    Impresa specializzata e restauratori qualificati per le superfici decorate. Siamo in cantiere ogni settimana come direzione lavori: in un edificio antico le sorprese arrivano sempre quando si toglie il primo intonaco.

    In Val d'Orcia · Undici mesi di ponteggio. Dietro una canna fumaria è venuta fuori una finestra a sesto acuto: documentata e lasciata a vista.

  6. Fase VI: Manutenzione programmata

    una visita l'anno

    Un restauro dura se qualcuno lo controlla. Lasciamo un piano di manutenzione con cosa guardare e quando: gronde, coppi smossi, sigillature, vegetazione nei giunti. Piccoli lavori ogni anno costano meno di un grande restauro ogni trent'anni.

    In Val d'Orcia · Ispezione annuale delle coperture a ottobre, prima delle piogge, con una relazione fotografica per la proprietà.

IILa facciata, punto per punto

Dieci problemi, dieci interventi

Il registro del palazzo in Val d'Orcia: i dieci punti segnati sul prospetto in cima alla pagina, dall'alto verso il basso, come si affrontano in cantiere.

  1. 01

    Cornicione e gronda

    Il problema

    Alcuni elementi in cotto del cornicione sono smossi e la gronda perde: l'acqua scende lungo la facciata e porta via l'intonaco sotto.

    L'intervento

    Si smontano e numerano i pezzi mobili, si rimontano con perni in acciaio inox e malta di calce. Il manto di coppi si rivede recuperando tutti quelli integri.

    Quasi tutti i degradi di una facciata cominciano dall'alto: prima si ferma l'acqua, poi si restaura il resto.

  2. 02

    Piante nei giunti

    Il problema

    Un piccolo fico e ciuffi d'erba crescono tra le pietre dell'angolo: le radici allargano le fughe a ogni stagione.

    L'intervento

    Si tolgono a mano con tutte le radici, si tratta il giunto con un biocida dato a pennello e si richiude con malta di calce simile all'originale.

    Strappare solo la parte verde non serve: la pianta ricresce più forte l'anno dopo.

  3. 03

    Intonaco staccato

    Il problema

    L'intonaco antico a calce si è staccato dal muro in più punti: battendo con le nocche suona vuoto, e in alcuni tratti è rigonfio.

    L'intervento

    Si riancora con iniezioni di malta fluida a base di calce attraverso piccoli fori, poi si stuccano i bordi. Si rifà solo quello che è davvero perso.

    Un intonaco antico conserva colori, finiture e tracce della storia del palazzo: si salva finché si può.

  4. 04

    Tinta sbagliata

    Il problema

    Una tinteggiatura recente, a base sintetica, non lascia uscire l'umidità dal muro: fa bolle e si sfoglia, e il colore non ha niente a che vedere con quello antico.

    L'intervento

    Si toglie la tinta moderna e si ridà il colore a calce con pigmenti naturali. Il tono si sceglie dai saggi stratigrafici e da campioni in facciata, insieme alla Soprintendenza.

    La calce respira come il muro su cui sta. E il colore di un palazzo storico non si sceglie dal catalogo.

  5. 05

    Crepa sopra la finestra

    Il problema

    Una lesione diagonale parte dall'angolo dell'architrave e sale verso il marcapiano.

    L'intervento

    Prima si monitora per alcuni mesi con fessurimetri. Se è ferma si ricuce col metodo del cuci-scuci, sostituendo i mattoni rotti con mattoni di recupero; se si muove, si studia un consolidamento, a volte con una catena metallica.

    Una crepa si ripara dopo averne capito la causa: altrimenti si riapre accanto.

  6. 06

    Persiane e finestre

    Il problema

    Le persiane in legno hanno la vernice sfogliata, alcune stecche rotte e la ferramenta bloccata dalla ruggine.

    L'intervento

    Restauro in laboratorio: sverniciatura, consolidamento del legno, stecche sostituite solo dove mancano, verniciatura nel colore documentato. Per isolare meglio si valuta una seconda finestra interna.

    Le persiane fanno parte del disegno della facciata: cambiarle con altre «in stile» la impoverisce.

  7. 07

    Balcone e ferri

    Il problema

    La ringhiera è arrugginita e i perni di ferro dentro le mensole in pietra, gonfiandosi, hanno fatto saltare alcune scaglie.

    L'intervento

    Pulitura della ringhiera e protezione compatibile; i perni ossidati si sostituiscono con perni in acciaio inox, le scaglie si incollano e si integrano con malta da restauro.

    Il ferro che arrugginisce aumenta di volume e spacca la pietra dall'interno: va tolto il problema, non solo la ruggine.

  8. 08

    Crosta nera sul bugnato

    Il problema

    Sul basamento in pietra si è formata una crosta nera, dove la pioggia non lava: smog e polveri legati al gesso.

    L'intervento

    Pulitura per gradi: acqua nebulizzata, impacchi assorbenti, e solo se serve un'aria a bassa pressione con polveri finissime. Si provano prima i metodi su piccole aree campione.

    Una pulitura troppo forte toglie anche la superficie originale della pietra, e quella non torna più.

  9. 09

    Umidità al piede

    Il problema

    Fino a un metro da terra l'intonaco si sfarina, con macchie e sali bianchi. Un vecchio rappezzo in cemento ha peggiorato le cose.

    L'intervento

    Si toglie il cemento, si fa un intonaco macroporoso a base di calce che lascia evaporare l'acqua e si cura lo scolo delle acque lungo il muro.

    L'umidità che sale dal terreno non si chiude dentro il muro: si aiuta a uscire.

  10. 10

    Portone in legno

    Il problema

    Il portone ha la base marcita dove tocca terra e le borchie mancanti in più punti.

    L'intervento

    Si sostituisce solo la parte bassa con legno della stessa specie, con un innesto visibile da vicino; le borchie si rifanno sul modello di quelle rimaste.

    Si cambia il meno possibile, e quello che si cambia si deve poter riconoscere.

IIIMappatura del degrado

Prima di intervenire, si disegna ogni macchia

Ogni forma di degrado ha un nome preciso, fissato dalla normativa tecnica, e un suo segno grafico. La tavola dice dove intervenire e quanto: da qui nasce il computo. Accendi e spegni le voci della legenda.

Mappatura del degrado sul prospetto principaleLo stesso prospetto del palazzo con le zone di degrado tratteggiate: distacchi e lacune dell'intonaco ai piani alti, crosta nera sulla parte alta del bugnato, umidità di risalita ed efflorescenze al piede, tre fessure, patine biologiche e vegetazione negli angoli.18,7020,90quote in metri
Tav. 09Prospetto sudMappatura8 voci su 8
Voci di degrado da mostrare

Le superfici sono misurate sul rilievo e servono a calcolare le quantità del progetto: metri quadrati di intonaco da consolidare, di pietra da pulire, metri di fessure da ricucire.

IVProgetti

Cinque edifici, cinque secoli

Per rispetto dei proprietari non diciamo i nomi né gli indirizzi: solo la zona, l'epoca e cosa abbiamo fatto.

  • Villa di campagna su due piani con altana a tre archi, intonaco consumato e portale ad arco, tra alberi e prato secco

    01 · Fine XVIII secolo

    Villa con altana

    Campagna a sud di Siena

    Una famiglia l'ha ereditata chiusa da quarant'anni. Abbiamo diviso i lavori in tre lotti per farli pesare meno sul bilancio: prima il tetto e l'altana, poi i solai, infine le facciate e gli interni.

    Superficie
    640 m² su due piani e altana
    Vincolo
    monumentale
    Lavori
    2019–2023, in tre lotti
    Interventi
    coperture, consolidamento dei solai, intonaci, impianti nascosti nelle tracce antiche
  • Ponteggio montato lungo la facciata di un edificio storico in mattoni e intonaco, con finestre ad arco

    02 · XVI secolo, rimaneggiato nel XVIII

    Palazzo sulla piazza

    Centro storico in Val d'Orcia

    È il palazzo raccontato nelle fasi qui sopra e disegnato nella tavola della facciata. Sei proprietari, un condominio: il progetto si è approvato in assemblea con le tavole appese al muro.

    Superficie
    facciata di 420 m², coperture 380 m²
    Vincolo
    monumentale e paesaggistico
    Lavori
    2022–2024
    Interventi
    cornicione, pulitura del bugnato, intonaci, quaranta persiane
  • Campanile in pietra con bifore e cuspide, sopra un tetto in coppi, contro un cielo azzurro

    03 · XII secolo

    Campanile di una pieve

    Crete senesi

    Le vibrazioni delle campane avevano aperto le murature della cella. Abbiamo sostituito il castello in ferro degli anni Cinquanta con uno in legno di quercia, che le assorbe.

    Altezza
    21 m
    Vincolo
    monumentale
    Lavori
    2021
    Interventi
    consolidamento della cella campanaria, stuccatura dei giunti, nuovo castello in legno per le campane
  • Grande casale in pietra a più corpi, com'era prima dei lavori: intonaci caduti e vegetazione intorno

    04 · XVII–XIX secolo

    Casale sul poggio

    Pendici dell'Amiata

    Tre corpi costruiti in tre secoli diversi. Abbiamo lasciato leggibili le giunture tra l'uno e l'altro e trasformato le stalle voltate in cucina e soggiorno, senza toccare le volte.

    Superficie
    520 m² più il fienile
    Vincolo
    paesaggistico
    Lavori
    2020–2022
    Interventi
    recupero a residenza, solai in legno, impianto a pavimento nelle stalle
  • Vecchia casa padronale con l'intonaco caduto in più punti e i comignoli sul tetto in coppi, dietro una vigna e un fico, con le colline nella foschia

    05 · XIX secolo

    Podere da recuperare

    Colline a nord di Siena

    Un tetto che cede in due punti e muri sani, abitata l'ultima volta negli anni Sessanta. Prima dell'inverno abbiamo fatto coprire le parti aperte con un tetto provvisorio: costa poco e salva i solai mentre si progetta.

    Superficie
    380 m²
    Vincolo
    nessuno, area di interesse paesaggistico
    Lavori
    rilievo e progetto in corso, dal 2025
    Interventi
    messa in sicurezza della copertura, studio per una casa e un laboratorio

VDomande

Hai un edificio vincolato?

Le domande che ci fanno più spesso al primo incontro. Le risposte sono generali: ogni edificio ha la sua storia, i suoi vincoli e le sue regole.

Come faccio a sapere se il mio edificio è vincolato?

Il vincolo su un bene culturale è un atto formale, trascritto nei registri immobiliari: spesso è citato nell'atto di acquisto o di successione. Si può chiedere alla Soprintendenza competente per territorio, e il Ministero della Cultura ha una banca dati pubblica dei beni vincolati.

Attenzione: anche senza un decreto, alcuni edifici pubblici o di enti con più di settant'anni sono tutelati finché non viene verificato il contrario, e molte zone della Toscana hanno un vincolo paesaggistico. Al primo incontro facciamo noi la verifica.

Cosa posso fare senza chiedere autorizzazioni?

Su un edificio vincolato come bene culturale, quasi niente di ciò che si vede: anche rifare una tinta o cambiare un infisso richiede l'autorizzazione della Soprintendenza. Le pulizie ordinarie e le piccole riparazioni con gli stessi materiali di solito no, ma conviene sempre chiedere.

Con il solo vincolo paesaggistico le regole sono diverse e alcuni lavori minori sono esclusi. La risposta giusta dipende dal caso: non lo diciamo per prudenza, è proprio così.

Quanto tempo ci vuole per avere l'autorizzazione?

La legge fissa dei termini, ma i tempi reali dipendono da quanto è completo il progetto, dal carico di lavoro dell'ufficio e da eventuali richieste di integrazione o di campionature in cantiere.

Nella nostra esperienza un progetto presentato prima informalmente e depositato completo passa in tempi molto più brevi di uno che rimbalza. Nel cronoprogramma mettiamo sempre qualche mese di margine.

Posso mettere i pannelli solari o il cappotto?

Il cappotto esterno su una facciata storica di solito no: cancellerebbe intonaci, cornici e proporzioni. Si lavora dall'interno, sui solai e sul tetto, dove si disperde la maggior parte del calore.

I pannelli sul tetto di un edificio vincolato sono difficili, non impossibili: dipende da quanto si vedono e da dove. A volte la soluzione è su un annesso o a terra, nel giardino. Ne parliamo con la Soprintendenza prima di disegnarli.

Esistono detrazioni o contributi per il restauro?

Sì, in generale gli interventi di recupero edilizio godono di detrazioni fiscali, e per i beni culturali vincolati esistono agevolazioni e talvolta contributi specifici.

Aliquote, tetti di spesa e condizioni cambiano spesso con le leggi di bilancio, quindi non diamo cifre su questa pagina: le verifichiamo con il tuo commercialista al momento del progetto e impostiamo i documenti di cantiere in modo che siano in regola.

Quanto costa la diagnosi, e serve davvero?

Le indagini costano una piccola parte del restauro e ne fanno risparmiare una grande: evitano di rifare ciò che si poteva conservare e di scoprire i problemi a ponteggio montato.

Prima di iniziare ti diamo un piano delle indagini con il costo di ognuna, così decidi tu cosa fare subito e cosa rimandare.

E se in cantiere si trova qualcosa che nessuno sapeva?

Succede spesso: un affresco sotto una tinta, una finestra murata, un pavimento antico sotto quello moderno. Si ferma la lavorazione in quel punto, si documenta e si avvisa la Soprintendenza.

Di solito si trova una soluzione che lo conserva senza bloccare il resto del cantiere. Nel preventivo teniamo sempre una voce per gli imprevisti.

Si può restaurare un po' alla volta?

Sì, ed è spesso la scelta più saggia. Si parte da ciò che protegge tutto il resto, cioè coperture, gronde e scolo delle acque, e si procede per lotti funzionali, ognuno completo e autorizzato.

Queste risposte non sostituiscono una verifica sul tuo caso: norme e agevolazioni cambiano, e le controlliamo ogni volta al momento del progetto.

VILo studio

Architetti che passano più tempo in cantiere che in studio

Lesena nasce a Siena nel 2008. Siamo tre architetti specializzati in restauro e lavoriamo con restauratori, ingegneri strutturisti, geologi e laboratori di analisi che conosciamo da anni.

La lesena è una semplice fascia in rilievo sul muro: non regge niente, ma dà misura e ordine a tutta la facciata. Ci piace pensare che sia questo il lavoro di chi restaura: stare un passo indietro e tenere insieme.

Quattro criteri

Minimo intervento
Si fa quello che serve, non quello che si può.
Compatibilità
Calce con la calce, legno con il legno: materiali che lavorano come quelli antichi.
Riconoscibilità
Un'integrazione si confonde da lontano e si riconosce da vicino.
Reversibilità
Quando si può, un intervento deve poter essere tolto senza danni da chi verrà dopo.
Colline coltivate della Toscana meridionale con un casale e una fila di cipressi in lontananza
Il nostro territorio: dalle Crete all'Amiata
Copertura in legno vista da sotto: travi, travicelli e pianelle in cotto
Decorazione dipinta a motivi vegetali color ocra, interrotta da una lacuna d'intonaco

Strumenti della diagnosi

  • Rilievo con laser scanner e fotogrammetria
  • Termografia e endoscopie
  • Saggi stratigrafici su intonaci e coloriture
  • Analisi delle malte in laboratorio
  • Monitoraggio delle lesioni
  • Ricerca d'archivio: catasti storici, disegni, foto d'epoca

Campionario

  • Angolo di una casa con intonaco a calce consumato, una finestra piccola e la gronda in coppi
    Calce e coppic.01
  • Muro intonacato color ocra con edera e una vecchia porta di legno consumata
    Ocra e legnoc.02
  • Facciata intonacata ocra con una finestra e la gronda in coppi, in luce radente
    Intonaco a luce radentec.03

VIIContatti

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Anche se non sai ancora cosa vuoi farne. Spesso il primo lavoro è proprio capire cosa si può fare, e in che ordine.

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